Elaborazione?
Un giorno un paziente mi ha chiesto come possa fare, concretamente, a “far pace” con una questione che lo tormenta.
Questa domanda mi ha fatto riflettere su una parola molto usata in psicologia: “elaborazione”. È un termine che mi restituisce spesso l'idea di qualcosa di freddo, troppo mentale, razionale, quasi rimuginativo — come accade, in effetti, nella quasi totalità delle terapie. Per questo preferisco di gran lunga l'espressione usata dal mio paziente: “far pace”.
Secondo me, la regola d’oro per far pace con un evento del passato, con una persona o con un genitore, è che i Bisogni che avevamo in quel momento — e che ancora ci portiamo dentro — ricevano finalmente un’adeguata risposta. Un adeguato nutrimento.
Per definizione, un Bisogno è qualcosa di cui non possiamo fare a meno. Biologicamente parlando, i bisogni sono necessari all’esistenza stessa. Sono ben definiti, in numero limitato e comuni a tutti gli esseri umani. Solo attraverso il loro appagamento possiamo iniziare a "far pace" ed elaborare davvero la questione.
Usiamo una metafora: se ho sete e non mi viene dato da bere (non per cattiveria, ma magari per l’incapacità di chi ho accanto di cogliere il mio stato) e al posto dell'acqua mi viene dato del cibo, una carezza o altro, la mia sete rimarrà inascoltata. Non tutti i "beni" sono uguali!
Questo apre un conflitto profondo con le nostre figure di attaccamento, come la mamma o il papà. Posso affrontare anni di terapia cercando di capire razionalmente i motivi dei miei genitori, i loro "perché" e i loro limiti... ma finché non ricevo quell'acqua, rimarrò sempre in uno stato di insoddisfazione e scontento.
Finché avrò sete, non potrò mai far pace davvero. Senza quell'acqua potrò solo costruire un Falso Sé: potrò sforzarmi di "pensare positivo", di non reagire, di "farmene una ragione". Ma non basta, perché a un Bisogno non si può rinunciare: non è un desiderio, non è un capriccio.
Solo quando — in una situazione privilegiata come quella della Terapia Funzionale — inizio finalmente a soddisfare quel bisogno, allora si apre la possibilità del cambiamento. Fuori metafora: quando il mio bisogno di protezione riceve protezione; quando il mio bisogno di essere tenuto riceve sostegno; quando il mio bisogno di essere capito riceve comprensione; quando il bisogno di connessione riceve una risposta autentica attraverso la relazione terapeutica, allora inizia il processo di vera, profonda e concreta elaborazione.
È così che se ne esce. Nella privazione non ci può essere pace.
